Testimonianze

PERCORSI (DIS)UMANI

Promozione umana nel territorio?

L’idea Psiche 2000 nasce nel 1984 dall’esperienza personale del dolore umano durata molti anni. In seguito si è costituita grazie alla sensibilità di alcune persone che hanno attraversato i luoghi della salute mentale. Quei luoghi non sono stati dimenticati, bensì trasformati in un utile progetto coerente con la nostra storia. Sono stati fatti migliaia di incontri con utenti, familiari, medici, psicologi, dirigenti ULSS e della Regione Veneto. Psiche 2000 è un’associazione che opera da molti anni nel settore della formazione, del disagio relazionale e psicologico, e dei disturbi mentali. Raccogliendo l’esperienza di numerose famiglie, utenti e volontari, ha svolto un ruolo forte nel territorio, con le seguenti finalità: premere per far nascere nuove strutture e per migliorare la prassi operativa dei servizi pubblici, far riconoscere pari dignità socio-sanitaria al paziente con disturbo mentale, migliorare la legislazione e il funzionamento delle strutture pubbliche, combattere la paura, lo stigma e il pregiudizio verso la malattia mentale, svolgere alcune attività nei limiti del volontariato e, alle volte, in collaborazione con Operatori professionali.
Lo scrivente ha potuto conoscere la realtà delle prime Cooperative sociali sin dagli anni ’80, agli albori di questi Enti e successivamente con l’inserimento di mio fratello presso una di queste strutture: un centro diurno e successivamente presso una Comunità protetta residenziale.
Vediamo poi in quale clima culturale si svolge la questione: i disturbi mentali sono i luoghi dove ancora albergano stigma e pregiudizio. Per fare un esempio, se alle associazioni che si occupano del cuore, dei bambini, della croce rossa, del diabete, ecc. si iscrivono in cento soci, a quelle della “salute mentale”, in proporzione, ne arrivano due. O ancora, un benefattore, in genere, preferisce sostenere i bambini piuttosto che i malati mentali. Dio sa, quindi, in quale difficoltà abbiamo svolto il tutto, in termini di poche risorse, tesseramento associativo o aiuto manuale. Non posso raccontare una storia diversa, perché è quello che mi raccontano tutte le associazioni in giro per l’Italia. Inoltre, un conto è essere operatore professionale, un altro avere una malattia mentale grave o viverla in famiglia. Purtroppo, alcuni Operatori pubblici o privati non ne hanno ancora capito l’abissale differenza (sic)… anche rispetto al carico dei caregivers.
Torniamo al punto di partenza: nel 1978 vengono approvate la riforma sanitaria e, in fretta e furia, sulla spinta di un referendum dei radicali, la nuova legge sulla psichiatria, la famosa 180, detta anche legge Basaglia. Sostanzialmente delegava le Regioni ad attivare nuove strutture e servizi nel territorio. Peccato che negli anni ’80 si sia fatto poco o nulla!! Che fine anno fatto pazienti e familiari di allora?
Addirittura, dovemmo lottare accanitamente per anni per ottenere strutture; penso, per esempio, alle Comunità terapeutiche protette di piccole dimensioni. I “novatori” delle parole non le volevano perché potevano ricordare “i muri del manicomio”. Non ne avevano nulla a che fare, naturalmente, come è stato dimostrato, molto in ritardo, con la realizzazione di queste indispensabili strutture, in molti casi ora gestite da Cooperative sociali, quasi totalmente in provincia di Vicenza.
Già nei primi anni’80 ci accorgemmo che non esistevano strutture residenziali nel territorio e nemmeno un progetto regionale. Le cooperative sociali, allora, quasi non esistevano. Fu lo scrivente, inizialmente, quasi da solo a perorare la causa delle Comunità terapeutiche, sia in provincia di Vicenza, sia in ambito regionale.
Infatti, partecipai alla costruzione di un progetto cartaceo riguardante una comunità terapeutica protetta, spedito alla Regione Veneto dalle sole tre Associazioni Venete esistenti nel 1986. Partecipai pure alla stesura del progetto obiettivo tutela salute mentale della Regione Veneto del 1989 (e successivi), dove per la prima volta venne scritto che queste Comunità erano da farsi… appunto, da farsi! Quanti anni sono passati dalla Riforma del 1978? Troppi! A fine anni ‘80 entrano in scena le prime Cooperative sociali, poi normate da un’apposita legge. Inizialmente aprirono dei Centri diurni con attività ludico espressive e solo dopo furono aperte delle strutture residenziali.
L’Assunto delle leggi sulle cooperative sociali parte dalla seguente dichiarazione: la promozione umana nel territorio. È stato mantenuto nel corso del tempo? Si potrebbe dire che non tutte le Associazioni sono uguali e perfette, così come le Cooperative sociali: banale, se si vuole, ma non troppo!
Chi lavora nel servizio pubblico e anche nelle cooperative sociali ha un compito professionale assai importante, che riguarda ogni singolo paziente, la sua storia, il suo percorso, la sua sofferenza.
Dico sempre che, se fossimo noi al posto di quel paziente e venissimo – nel caso succedesse – trattati con arroganza e/o “rutinaria indifferenza”, la nostra personale psicologia cadrebbe nell’abisso.
Sin dall’inizio mi ha sempre lasciato perplesso il fatto che si potessero fare delle attività sanitarie e sociali pagando poco gli Operatori professionali delle Cooperative sociali; direi che il contratto dei lavoratori in questo ambito non appare dei migliori. Probabilmente, il fatto che diverse cooperative siano nate da persone provenienti dal volontariato, dalla Chiesa o da settori ideologici cosiddetti “impegnati-alternativi” ha generato l’equivoco che si potessero pagare meno gli Operatori di questo settore rispetto al cosiddetto Servizio pubblico. Questo, in alcuni casi, ha portato allo sfruttamento di qualche Operatore o all’assunzione di Operatori non all’altezza e/o non sufficientemente qualificati? Qual è stato il criterio di selezione? Quando poi certi servizi vengo assegnati tramite procedura d’appalto con Cooperative che hanno la sede legale anche a 500 km di distanza, dove sta la promozione umana nel territorio… che non conosci per niente?
Non posso non scrivere del fatto che la Regione Veneto non si stia comportando bene verso le Cooperative sociali. Da circa cinque anni mi sembra ci sia un intento distruttivo, non so bene se per ragioni politiche (pessimo) o semplicemente per la colossale stupidità di qualcuno. Ho l’impressione che l’azione delle Cooperative sociali si sia molto indebolita. Spesso incontro i loro rappresentanti in riunioni pubbliche; negli ultimi anni siamo dalle parti di “non vedo, non sento, non parlo o parlo il meno possibile”. Soprattutto quando si parla di politica socio-sanitaria. Sono terrorizzati dalla “mafietta politica veneta”? Non ci vorrebbe una fattiva maggiore unità nel territorio?
Per quanto attiene alla Cooperativa sociale Libra, non mi azzardo a giudizi dettagliati; non sarebbe esatto, poiché non ci lavoro dentro. Non molto tempo fa, però, come componente di una Commissione dell’ex ULSS 4, ho avuto l’occasione di conoscere più a fondo le strutture che tale Cooperativa gestisce. Naturalmente ho conosciuto solo una piccola parte degli Operatori. Insieme con gli altri componenti della Commissione ne abbiamo tratto un’impressione positiva. Personalmente, mi sembra ho rilevato attenzione e disponibilità umana, anche verso la nostra associazione. Purtroppo, come Associazione Psiche 2000 avremmo voluto stabilire una collaborazione in termini di volontariato, ma il settore salute mentale è quello meno attivo e partecipato nell’ambito sociale e sanitario. Il 99,8 dei pazienti e soprattutto i loro familiari non si iscrivono a nessuna associazione del settore salute mentale. Qualche associazione ha già chiuso i battenti.

Coordinatore – Fondatore dell’Associazione Psiche 2000
MARIANO BARBIERI
Prof. LUCA FAZZI

La metafora del cammino in montagna è forse la chiave di lettura più efficace per descrivere la storia, il presente e il futuro di Libra.
Oggi come ieri il tema della Salute mentale rimane il cuore delle attività svolte dalla Cooperativa.
Diversamente da tante altre Cooperative sociali Libra non si è accontentata però di gestire un’offerta standard di strutture e servizi ma ha sempre con costanza cercato di guardare un passo più in là.
Il campo base è difficile dire dove è stato posizionato per la prima volta. Forse è il momento della nascita della Cooperativa nel lontano 1998, ad opera dei primi undici pionieri e pioniere. O forse era qualcosa che veniva da più lontano, dalla storia di un gruppo di persone che hanno attraversato gli anni pionieristici dell’autoorganizzazione della società civile per rispondere ai bisogni di chi, pur facendo parte della comunità, non aveva risposte adeguate per affrontare i propri problemi. Ma se guardiamo oggi indietro, vediamo che la strada percorsa è stata tanta, fatta di fatiche, impegni personali e professionali, progetti realizzati e in parte ancora da realizzare. La professionalizzazione e la sperimentazione di metodologie avanzate di lavoro con le persone, la cura del rapporto con la comunità e i servizi, lo sguardo innovativo sull’agricoltura sociale, la lenta ma costante apertura della governance e della base sociale alla comunità e al territorio sono segnali chiari di un desiderio di crescita e miglioramento che non si è mai fermato.
Forse si potrà dire che era naturale guardare allo sviluppo per una realtà che ha operato con professionalità e attenzione alle persone. Forse è la cultura del Veneto profondo, fatta di solidarietà, di animazione territoriale, di valori che non sono ancora stati erosi dalla modernizzazione a costituire l’humus per fare sempre qualcosa di meglio per gli altri rispetto a quello che è stato fatto fino al giorno prima. Ma non credo sia sufficiente come spiegazione.
Ho avuto la fortuna di conoscere diverse persone che lavorano in Libra. Quello che mi ha colpito è oltre alla disponibilità nei confronti degli altri e all’attenzione all’ascolto anche il desiderio di mettersi in gioco e di apprendere, anche quando in fondo non sarebbe necessario e sarebbe probabilmente più rassicurante continuare a curare quello che già funziona. Sperimentare e mettersi in gioco è però un tratto distintivo del terzo settore e delle imprese sociali, spesso più dichiarato a livello retorico che non messo in atto nella pratica. Per Libra dopo venti anni di storia, credo che si possa dire il contrario. Guardare sempre un passo avanti è l’elemento che mi sento di riconoscere nel suo percorso di sviluppo. L’augurio sincero è di non essere mai sazi di ciò che è stato raggiunto e di ricercare sempre un sentiero che permetta di osservare il vecchio campo base da un punto più in alto di quello raggiugnto il giorno prima.

Università di Trento
Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale
LUCA FAZZI
Il gruppo Alcolisti Anonimi di Marostica

“Il gruppo Alcolisti Anonimi di Marostica nasce il 25 febbraio 1986. Ha svolto la propria missione per circa vent’anni presso l’Oratorio Don Bosco, riuscendo nel recupero dall’alcool dipendenza di molti malati.

Il trasferimento del gruppo è avvenuto per merito del sig. Frigo Graziano, il quale ci ha messo in contatto con il sig. Spigarolo Giorgio, allora Presidente di LIBRA che con grande disponibilità, generosità e gratuitamente ci ha dato l’opportunità di usufruire dei propri locali.

Il gruppo di Alcolisti Anonimi funziona bene e il recupero di chi ci chiede di essere aiutato ad uscire dall’incubo dato dalla dipendenza alcolica, finora ha dato ottimi risultati.

Ringraziamo vivamente LIBRA per averci dato la possibilità di cogliere il nostro obiettivo.”

Presidente Alcolisti Anonim
ERMINIO CECCHIN